Antonino Russo

 

Da anni migliaia di profughi e migranti economici, come sono definiti oggi i clandestini, attraversano il Mediterraneo verso le coste Europee; non tutti hanno avuto la fortuna di raggiungere la terraferma. Ci sono state centinaia di morti e dispersi al punto che molti giornalisti hanno cominciato a scrivere di “Mediterraneo, enorme cimitero”. Ci sono state missioni speciali per ricuperare i corpi di decine di naufragi.

Purtroppo, da sempre, il Mediterraneo è teatro di battaglie e disastri marittimi. Purtroppo il nostro mare è tomba perenne per migliaia e migliaia di anime sconosciute, dimenticate e abbandonate. Marittimi e pescatori dispersi nei marosi, marinai in combattimento, mercanti e viaggiatori, disperati, trafficanti e avventurieri tutti uniti nell’abbraccio della morte liquida, nell’abbraccio che ha trattenuto per sempre le loro speranze, la loro giovinezza, il loro coraggio, le loro paure e i loro desideri. La morte che non ha reso ai sopravvissuti i corpi da ricomporre.

Oggi, queste poche righe, vogliono essere a ricordo dei militari e civili italiani scomparsi in mare durante la seconda guerra mondiale.

Nella memoria del marinaio Antonino Russo, che dopo anni ha trovato pace nella sua terra e nell’augurio che tutti i caduti possano avere pace almeno nel nostro ricordo, voglio raccontare la sua storia raccontando della sua nave, dei suoi compagni di sventura e del suo lungo ultimo viaggio.

Antonino Russo

Antonino Russo

 

Il 27 giugno 1940, di sera, l’Espero salpò da Taranto per la sua prima missione di guerra, diretto a Tobruk insieme all’Ostro ed allo Zeffiro.

Nave Espero

Nave Espero

 

Questo è il racconto della prima unità perduta nella sanguinosa guerra dei convogli per la Libia che riporto, parzialmente, dalle pagine di wikipedia:

“…..Nel pomeriggio del giorno seguente le tre unità della II Squadriglia furono avvistate ed attaccate, un centinaio di miglia a nord di Tobruk, dal 7° Cruiser Squadron della Royal Navy: lo componevano gli incrociatori leggeri Sydney (australiano), Orion, Liverpool, Neptune e Gloucester (britannici), che iniziarono il tiro alle ore 18, da una distanza compresa tra i 16.000 ed i 18.000 metri. La teorica velocità superiore che i tre cacciatorpediniere italiani avrebbero dovuto avere era vanificata dall’appesantimento rappresentato dal carico imbarcato. Il comandante Baroni prese dunque la decisione di sacrificare la propria nave nel tentativo di trattenere gli incrociatori inglesi, ordinando al contempo ad Ostro e Zeffiro di dirigere per Bengasi alla massima velocità (entrambi i cacciatorpediniere scamparono così alla distruzione e giunsero in porto indenni)….”

Il giorno 16 marzo 2012 si è svolta a Sorrento una commovente cerimonia in occasione della traslazione, dal cimitero monumentale di Taranto, delle spoglie mortali del marinaio Antonino Russo. Questi, già sommergibilista del Finzi, era imbarcato sul cacciatorpediniere Espero quando l’unità fu affondata.

Il corpo del marinaio, nato a Sant’Agnello il 13 ottobre del 1919,  scaraventato in mare, fu portato dalle correnti marine, dopo un mese, sulla battigia della spiaggia di Ras el Tin nei pressi di Tobruk e seppellito nel cimitero militare di Derna in Libia e, successivamente, portato a Taranto.

Dopo 72 anni, Antonino Russo è tornato nella sua terra natale.

Romano Pisciotti

 

Romano PIsciotti (PHOENIX 72° Corso AUC)

Romano PIsciotti (PHOENIX 72° Corso AUC)

Marina Militare

Marina Militare

Romano Pisciotti

Romano Pisciotti

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